Certificazione Residuo Zero

La certificazione Residuo Zero rappresenta un importante traguardo nel settore agroalimentare, garantendo che i prodotti ortofrutticoli giunti sulla tavola del consumatore non presentino tracce rilevabili di fitofarmaci o pesticidi chimici. Questo standard non implica necessariamente l'assenza totale di trattamenti durante la fase di coltivazione, ma assicura che, grazie a un utilizzo sapiente di tecniche di difesa integrata e al rispetto rigoroso dei tempi di carenza, eventuali residui di sostanze chimiche di sintesi siano inferiori al limite di rilevabilità analitica, solitamente fissato a 0,01 mg/kg.

A chi si rivolge la certificazione Residuo Zero?

Aziende della filiera agroalimentare, in particolare:

Aziende Agricole e Produttori Primari

Aziende di Trasformazione Alimentare

GDO: supermercati e catene di distribuzione

Just Consulting ti affianca nel percorso di ottenimento delle certificazioni più richieste nel settore alimentare. Grazie al supporto del nostro personale esperto, forniamo alla tua azienda gli strumenti e le competenze necessarie per raggiungere il più alto standard di sicurezza alimentare e garantire così la qualità del prodotto e la salute del consumatore.

Sicurezza alimentare
Quali sono i vantaggi della certificazione Residuo Zero?

Accesso alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO)

Garanzia di sicurezza alimentare

 

Sostenibilità Ambientale

FAQ CERTIFICAZIONE RESIDUO ZERO

La certificazione Residuo Zero serve a garantire tecnicamente che un prodotto alimentare non contenga tracce di fitofarmaci rilevabili dagli strumenti di laboratorio (sotto lo 0,01 mg/kg), agendo come un ponte di fiducia tra l'agricoltura convenzionale e quella biologica.

Per ottenere la certificazione Residuo Zero, un'azienda deve innanzitutto adottare un disciplinare tecnico rigoroso che privilegi la lotta integrata e l'uso di fitofarmaci a rapida degradazione, sospendendo i trattamenti chimici con largo anticipo rispetto alla raccolta. L'iter formale inizia con la scelta di un ente certificatore accreditato a cui va presentata la domanda insieme al piano colturale e al registro dei trattamenti. Seguono verifiche ispettive in campo e, passaggio cruciale, il prelievo di campioni per analisi di laboratorio multiresiduali: per ottenere il "bollino", ogni sostanza rilevata deve risultare inferiore al limite di 0,01 mg/kg.

 La certificazione Residuo Zero si ottiene solitamente in un periodo che varia da pochi mesi a un anno, poiché si basa sulla conformità del prodotto finale. I tempi tecnici dipendono principalmente dalla stesura del disciplinare, dall'analisi delle curve di degradazione dei trattamenti e dall'esito delle analisi di laboratorio effettuate pre-raccolta, che confermano la presenza di residui sotto lo 0,01 mg/kg.

La certificazione Residuo Zero ha solitamente una validità di 12 mesi, ma è soggetta a un rigoroso sistema di mantenimento che prevede audit annuali di rinnovo e, soprattutto, un piano di controlli analitici costanti su ogni lotto di produzione o a scadenze prefissate durante l'anno.

No, la certificazione Residuo Zero non è obbligatoria per legge. Si tratta di una scelta volontaria intrapresa dalle aziende agricole o dalle catene di distribuzione per distinguersi sul mercato, valorizzare i propri prodotti e offrire garanzie di salubrità superiori rispetto ai minimi di legge previsti per l'agricoltura convenzionale.

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