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Entrare nella filiera della GDO rappresenta per molte aziende alimentari un’importante opportunità di crescita commerciale, ma richiede il rispetto di standard sempre più elevati in materia di sicurezza alimentare, qualità, tracciabilità, sostenibilità e responsabilità sociale. Le principali insegne della grande distribuzione organizzata valutano infatti attentamente i propri fornitori attraverso specifici processi di qualifica, nei quali assumono un ruolo centrale le certificazioni alimentari e gli standard riconosciuti a livello nazionale e internazionale.
Non esiste tuttavia un elenco unico di certificazioni GDO valido per tutte le aziende. I requisiti possono variare in funzione della tipologia di prodotto, del livello di rischio, della destinazione commerciale, della presenza di prodotti a marchio del distributore (private label) o a marchio del produttore, oltre che delle specifiche politiche adottate dal singolo retailer in materia di qualità, ambiente ed etica. In questa guida analizziamo quali sono le principali certificazioni richieste dalla GDO, quali standard vengono maggiormente considerati nei processi di qualifica dei fornitori e quali percorsi possono offrire un vantaggio competitivo alle aziende che desiderano collaborare con la grande distribuzione italiana ed europea.
Quali certificazioni alimentari sono richieste dalla GDO?
Le principali insegne della GDO italiana ed europea non adottano generalmente un unico elenco standardizzato di requisiti valido per tutti i fornitori. Le richieste possono infatti cambiare in base alla categoria merceologica, al processo produttivo, al livello di rischio associato al prodotto e al tipo di rapporto commerciale instaurato.
Un produttore di alimenti trasformati, ad esempio, può essere soggetto a requisiti differenti rispetto a un’azienda agricola, a un produttore di packaging alimentare o a un operatore logistico. Allo stesso modo, un fornitore di prodotti a marchio del distributore (private label) può essere sottoposto a criteri di qualifica più stringenti rispetto a un’azienda che commercializza esclusivamente prodotti a proprio marchio. In generale, i processi di qualifica della GDO si concentrano su alcuni ambiti fondamentali: sicurezza alimentare, gestione della qualità, tracciabilità della filiera, sostenibilità ambientale e responsabilità sociale. Le aziende che desiderano diventare fornitori della grande distribuzione devono quindi dimostrare di avere sistemi organizzativi strutturati e processi in grado di garantire il controllo costante della produzione.
Tra le certificazioni alimentari maggiormente riconosciute a livello internazionale rientrano gli standard approvati dalla Global Food Safety Initiative (GFSI), come IFS Food, BRCGS Food Safety e FSSC 22000. Questi schemi sono particolarmente diffusi nei processi di qualifica dei fornitori alimentari perché consentono di verificare la presenza di sistemi strutturati per la gestione della sicurezza alimentare e il controllo dei rischi lungo il processo produttivo. Accanto a questi standard trovano applicazione anche altre certificazioni di qualità e sistemi di gestione, come ISO 9001, ISO 22000 e ISO 22005, oltre a certificazioni specifiche per determinati comparti, tra cui GlobalG.A.P., UNI 11233, le certificazioni biologiche, SA8000, SMETA e altri schemi dedicati alla sostenibilità e alla responsabilità sociale.
Per questo motivo, prima di scegliere quali certificazioni ottenere, è fondamentale analizzare il proprio settore di appartenenza, il mercato di riferimento e le richieste dei clienti target. Il percorso più efficace non è infatti necessariamente quello che prevede il maggior numero di certificazioni, ma quello che consente all’azienda di rispondere in modo concreto ai requisiti richiesti dalla GDO e dalla propria filiera commerciale.
Quali certificazioni alimentari sono obbligatorie per la GDO?
Una delle domande più frequenti tra le aziende che vogliono diventare fornitrici della GDO riguarda l’obbligatorietà delle certificazioni alimentari. In realtà, non esiste una certificazione unica obbligatoria per tutti i fornitori della grande distribuzione: i requisiti dipendono dalla tipologia di prodotto, dal ruolo dell’azienda all’interno della filiera e dalle richieste specifiche del cliente. Dal punto di vista normativo, un’azienda alimentare deve rispettare gli obblighi previsti dalla legislazione vigente in materia di sicurezza alimentare, igiene degli alimenti, tracciabilità e gestione dei rischi.
Tuttavia, le certificazioni come IFS Food, BRCGS Food Safety o FSSC 22000 sono generalmente standard volontari e non rappresentano un obbligo di legge per tutte le imprese del settore alimentare. Nella pratica commerciale, però, alcune certificazioni alimentari possono diventare un requisito quasi indispensabile per lavorare con determinati clienti della GDO. Questo avviene soprattutto nei casi in cui l’azienda fornisce prodotti a marchio del distributore (private label) oppure opera in filiere caratterizzate da elevati requisiti di controllo e sicurezza. Per molti produttori alimentari che desiderano collaborare con la grande distribuzione, la certificazione IFS Food o BRCGS Food Safety rappresenta infatti uno standard di riferimento e, in alcuni contesti, un requisito di accesso alla qualifica fornitore.
Questi schemi permettono ai retailer di valutare in modo uniforme il livello di controllo dei processi produttivi, la gestione dei rischi e l’efficacia dei sistemi di sicurezza alimentare adottati dall’azienda. È quindi più corretto parlare di certificazioni “richieste dal mercato” o “normalmente attese dalla GDO” piuttosto che di certificazioni obbligatorie in senso normativo. Un’azienda che vuole entrare nella filiera della grande distribuzione deve valutare quali standard siano maggiormente rilevanti per il proprio settore e per i clienti che intende raggiungere.
Le certificazioni alimentari più richieste dalla GDO
Tra gli standard maggiormente diffusi nei processi di qualifica dei fornitori alimentari troviamo:
- IFS Food: standard internazionale molto utilizzato dalla distribuzione europea per valutare la sicurezza e la qualità dei processi produttivi alimentari.
- BRCGS Food Safety: certificazione riconosciuta a livello internazionale e particolarmente diffusa tra produttori alimentari e retailer.
- FSSC 22000: schema basato sui principi della sicurezza alimentare e riconosciuto dalla GFSI.
- GlobalG.A.P.: riferimento per il settore agricolo e ortofrutticolo, con particolare attenzione alle buone pratiche agricole, alla tracciabilità e alla gestione sostenibile delle produzioni.
A queste si aggiungono certificazioni e standard specifici legati alla tipologia di attività svolta, come quelli dedicati al packaging alimentare, alla logistica, alla sostenibilità ambientale o alla responsabilità sociale. La scelta della certificazione più adatta deve quindi partire da un’analisi del proprio modello di business: un’azienda di trasformazione alimentare avrà esigenze diverse rispetto a un produttore agricolo, a un operatore logistico o a un fornitore di materiali destinati al confezionamento.
La GDO richiede sempre una certificazione?
Non tutti i fornitori della GDO devono necessariamente possedere lo stesso livello di certificazione. In alcuni casi il retailer può prevedere percorsi di qualifica differenti, basati su audit interni, valutazioni documentali, analisi del rischio o requisiti specifici di filiera. Tuttavia, per aziende che operano in comparti ad alta complessità o che intendono sviluppare collaborazioni continuative con grandi insegne nazionali e internazionali, possedere certificazioni riconosciute rappresenta spesso un elemento determinante per essere selezionati come partner commerciali.
Le certificazioni di qualità e gli standard di sicurezza alimentare non devono quindi essere considerati soltanto un requisito formale, ma uno strumento per dimostrare affidabilità, controllo dei processi e capacità di rispondere alle esigenze di una filiera sempre più strutturata.
Le principali certificazioni richieste dalla GDO
Le aziende che desiderano collaborare con la GDO devono spesso dimostrare il rispetto di requisiti specifici in diversi ambiti: dalla sicurezza alimentare alla gestione della qualità, dalla tracciabilità della filiera alla sostenibilità ambientale e alla responsabilità sociale. Le certificazioni richieste possono variare in base al settore e alla tipologia di fornitura, ma alcuni standard risultano particolarmente diffusi nei processi di qualifica dei fornitori.
Sicurezza alimentare: le certificazioni più richieste
La sicurezza alimentare rappresenta uno degli aspetti prioritari per la GDO, che deve garantire ai consumatori prodotti sicuri e conformi ai requisiti normativi e qualitativi previsti. Per questo motivo, molte aziende della filiera alimentare adottano standard riconosciuti a livello internazionale, in particolare quelli approvati dalla Global Food Safety Initiative (GFSI). Tra le principali certificazioni alimentari richieste troviamo:
- IFS Food
- BRCGS Food Safety
- FSSC 22000
Questi standard consentono di valutare il livello di controllo dei processi produttivi, la gestione dei rischi, la conformità delle procedure interne e la capacità dell’azienda di garantire continuità e sicurezza nella produzione. Per molti fornitori di prodotti a marchio del distributore (private label), il possesso di una certificazione come IFS Food o BRCGS Food Safety rappresenta nella pratica un requisito fondamentale per poter accedere ai processi di qualifica della GDO.
Qualità e gestione aziendale
Oltre agli aspetti legati alla sicurezza degli alimenti, molte aziende della filiera adottano sistemi di gestione finalizzati a strutturare e migliorare i propri processi interni. Tra le certificazioni maggiormente diffuse troviamo:
- ISO 9001, relativa ai sistemi di gestione della qualità;
- ISO 22000, dedicata ai sistemi di gestione della sicurezza alimentare.
Questi standard permettono di dimostrare la presenza di procedure organizzate, attività di monitoraggio e strumenti per il miglioramento continuo, elementi sempre più considerati nei rapporti tra aziende produttrici, fornitori e retailer.
Tracciabilità e gestione della filiera
La capacità di ricostruire il percorso di un prodotto lungo tutta la filiera è un requisito centrale per la GDO, soprattutto nei settori caratterizzati da numerosi passaggi produttivi e distributivi. La ISO 22005 è lo standard specificamente dedicato ai sistemi di rintracciabilità nelle filiere agroalimentari e consente alle aziende di definire procedure strutturate per identificare materie prime, processi produttivi e prodotti finiti. Oltre alle certificazioni, molte insegne richiedono:
- sistemi avanzati di rintracciabilità dei lotti;
- controlli periodici sui fornitori;
- audit di verifica lungo la filiera;
- procedure per la gestione delle non conformità e dei richiami.
La tracciabilità rappresenta infatti uno strumento fondamentale non solo per garantire la sicurezza alimentare, ma anche per gestire in modo efficace eventuali criticità e tutelare il consumatore finale.
Ambiente e sostenibilità
Negli ultimi anni le tematiche ambientali hanno assunto un’importanza crescente nei processi di qualifica dei fornitori della GDO. Sempre più aziende valutano infatti non solo la qualità e la sicurezza del prodotto, ma anche l’impatto ambientale dei processi produttivi. Tra le principali certificazioni legate alla sostenibilità troviamo:
- ISO 14001, relativa ai sistemi di gestione ambientale;
- EMAS, schema europeo per la gestione e il controllo ambientale;
- GlobalG.A.P., particolarmente rilevante nel settore agricolo.
Questi standard permettono alle aziende di dimostrare un approccio strutturato alla gestione delle risorse, alla riduzione degli impatti ambientali e all’adozione di pratiche produttive più sostenibili.
Responsabilità sociale ed etica
La valutazione dei fornitori da parte della GDO considera sempre più frequentemente anche aspetti legati alla responsabilità sociale, alle condizioni di lavoro e alla gestione etica della catena di fornitura. Tra gli standard più diffusi troviamo:
- SA8000, dedicata alla responsabilità sociale delle organizzazioni;
- PAS 24000:2022, relativa ai sistemi di gestione sociale;
- SMETA e SEDEX, utilizzati per valutare pratiche etiche e condizioni lavorative nella filiera.
Questi strumenti assumono particolare rilevanza per fornitori internazionali o per filiere complesse, nelle quali la GDO richiede sempre maggiore trasparenza e controllo anche sugli aspetti sociali e ambientali.

Quali certificazioni servono in base al settore?
Le certificazioni richieste dalla GDO dipendono strettamente dal settore in cui opera l’azienda e dal ruolo che ricopre all’interno della filiera agroalimentare. Non tutte le imprese devono infatti adottare gli stessi standard: un produttore agricolo, un’azienda di trasformazione alimentare, un produttore di packaging o un operatore logistico sono soggetti a requisiti differenti, determinati dal livello di rischio, dalle caratteristiche del prodotto e dalle richieste del cliente finale. La scelta delle certificazioni alimentari più appropriate deve quindi partire dall’analisi del proprio modello operativo e dei mercati di riferimento. Alcuni standard sono considerati fondamentali per specifiche categorie di fornitori, mentre altri rappresentano elementi distintivi che possono aumentare la competitività dell’azienda nei processi di qualifica.
Aziende di trasformazione alimentare
Le aziende che trasformano alimenti, come produttori di conserve, pasta, salumi, latticini, prodotti da forno o piatti pronti, sono tra le realtà maggiormente coinvolte nei processi di qualifica della GDO. Per questa categoria di fornitori, le certificazioni più richieste sono generalmente IFS Food e BRCGS Food Safety, considerate i principali standard internazionali per la gestione della sicurezza alimentare. In alcuni casi può essere richiesta anche la FSSC 22000, mentre la ISO 22005 viene utilizzata per strutturare i sistemi di tracciabilità della filiera. Per i produttori di private label, ovvero aziende che realizzano prodotti commercializzati con il marchio della distribuzione, il possesso di certificazioni riconosciute dalla GDO rappresenta spesso un requisito essenziale per poter accedere ai processi di qualifica fornitore.
Ortofrutta
Nel settore ortofrutticolo, che comprende produttori agricoli, cooperative, organizzazioni di produttori (OP) e aziende agricole singole o associate, la certificazione maggiormente riconosciuta è GlobalG.A.P.. Questo standard è particolarmente rilevante perché riguarda direttamente la produzione agricola, la gestione delle coltivazioni, la tracciabilità, la sicurezza del prodotto e l’applicazione delle buone pratiche agricole. A seconda del tipo di produzione e del mercato di riferimento, possono essere richiesti o valorizzati anche:
- GRASP, relativo agli aspetti sociali della produzione agricola;
- SPRING, dedicato alla gestione sostenibile delle risorse idriche;
- UNI 11233, relativa ai sistemi di produzione integrata;
- SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata);
- certificazione biologica, per le aziende che commercializzano prodotti biologici.
Quando l’azienda agricola svolge anche attività di lavorazione, trasformazione o confezionamento, possono diventare rilevanti anche standard come IFS Food o BRCGS Food Safety.
Packaging alimentare
Le aziende che producono materiali destinati al confezionamento alimentare devono garantire il controllo dei processi produttivi e la conformità dei materiali utilizzati. Tra le principali certificazioni richieste rientrano:
- BRCGS Packaging Materials;
- IFS PACsecure;
- ISO 9001;
- FSC e PEFC per materiali di origine forestale come carta e cartone.
La qualifica dei fornitori di packaging è sempre più integrata nei sistemi di gestione adottati dalle aziende alimentari certificate secondo gli standard IFS e BRCGS. Per questo motivo, anche i produttori di imballaggi sono chiamati a dimostrare un elevato livello di controllo della qualità e della sicurezza dei propri processi.
Logistica alimentare
Anche gli operatori logistici che gestiscono prodotti alimentari devono rispettare requisiti specifici per garantire il mantenimento delle condizioni di sicurezza lungo la catena distributiva. Per magazzini refrigerati, trasportatori e operatori logistici alimentari, le certificazioni maggiormente diffuse sono:
- IFS Logistics;
- BRC Storage and Distribution (GSSD);
- ISO 9001;
- ISO 22000, in alcuni casi specifici.
L’adozione di questi standard consente agli operatori logistici di rispondere più facilmente ai requisiti richiesti dai produttori alimentari certificati e dalla stessa GDO.
Produttori di private label
I produttori che realizzano prodotti a marchio del distributore rappresentano una delle categorie per cui i requisiti della GDO risultano generalmente più elevati. Per questi fornitori, le certificazioni maggiormente richieste sono:
- IFS Food;
- BRCGS Food Safety.
A queste possono aggiungersi audit specifici richiesti dal cliente, sistemi avanzati di tracciabilità, programmi dedicati alla prevenzione delle frodi alimentari (Food Fraud), procedure di Food Defense e audit non annunciati. Gli standard IFS Food e BRCGS Food Safety sono nati proprio per supportare la qualifica dei fornitori della marca del distributore e rappresentano oggi due dei riferimenti più diffusi nella GDO italiana ed europea.
Tabella riassuntiva delle certificazioni richieste dalla GDO in base alla tipologia di fornitore
| Tipologia fornitore | Certificazioni normalmente richieste | Livello |
|---|---|---|
| Azienda di trasformazione alimentare | IFS Food o BRCGS Food Safety | Quasi obbligatoria |
| Ortofrutta | UNI 11233, GlobalG.A.P. + GRASP; spesso IFS/BRC per confezionamento | Molto richiesta |
| Packaging alimentare | BRCGS Packaging o equivalente | Molto richiesta |
| Logistica alimentare | IFS Logistics o standard equivalente | Sempre più richiesta |
| Private label (marchio del distributore) | IFS Food o BRCGS Food Safety con rating elevato | Di fatto obbligatoria |
Quali certificazioni conviene ottenere oggi?
Per un’azienda che vuole diventare fornitore della GDO, scegliere quali certificazioni alimentari ottenere rappresenta una decisione strategica. Non esiste infatti un unico percorso valido per tutte le imprese: la certificazione più utile dipende dal settore di appartenenza, dal tipo di prodotto, dai mercati serviti e dalle richieste dei clienti attuali o potenziali. L’obiettivo non dovrebbe essere quello di ottenere il maggior numero possibile di certificazioni, ma individuare gli standard che possono offrire un reale vantaggio competitivo e facilitare l’accesso ai canali commerciali di interesse.
Per le aziende di trasformazione alimentare e per i produttori di prodotti a marchio del distributore (private label), le certificazioni che oggi offrono il maggiore valore commerciale sono principalmente IFS Food e BRCGS Food Safety. Entrambi gli standard sono ampiamente riconosciuti dalla GDO italiana ed europea e rappresentano un riferimento nei processi di qualifica dei fornitori alimentari. La FSSC 22000 costituisce un’ulteriore alternativa riconosciuta a livello internazionale, particolarmente apprezzata dalle aziende che operano in contesti strutturati e in filiere globali.
Nel settore ortofrutticolo, invece, la certificazione considerata più strategica è generalmente GlobalG.A.P., in quanto direttamente collegata alla produzione agricola, alla gestione sostenibile delle coltivazioni, alla tracciabilità e alle buone pratiche agricole. A seconda delle caratteristiche dell’azienda e del mercato di riferimento, possono assumere valore anche GRASP, SPRING, UNI 11233, SQNPI e la certificazione biologica.
Per il comparto del packaging alimentare, gli standard maggiormente valorizzati sono BRCGS Packaging Materials e IFS PACsecure, mentre per gli operatori logistici della filiera alimentare risultano particolarmente rilevanti IFS Logistics e BRC Storage and Distribution (GSSD).
Accanto alle certificazioni specifiche di settore, stanno assumendo sempre maggiore importanza anche gli standard legati alla sostenibilità e alla responsabilità sociale. Certificazioni come ISO 14001, SA8000 e strumenti di valutazione come SMETA possono rappresentare elementi distintivi nei processi di selezione dei fornitori, soprattutto per aziende che operano con grandi retailer o su mercati internazionali.
Le certificazioni più strategiche in base al settore
In sintesi, il percorso di certificazione più indicato varia in funzione dell’attività svolta:
- Trasformazione alimentare e private label: IFS Food e BRCGS Food Safety rappresentano generalmente gli standard prioritari per accedere ai processi di qualifica della GDO.
- Ortofrutta: GlobalG.A.P. è normalmente il riferimento principale, eventualmente integrato con GRASP, SPRING, UNI 11233, SQNPI e certificazione biologica.
- Packaging alimentare: BRCGS Packaging Materials e IFS PACsecure sono tra gli standard maggiormente riconosciuti.
- Logistica alimentare: IFS Logistics e BRC Storage and Distribution (GSSD) sono le certificazioni più diffuse per dimostrare il controllo dei processi logistici.
La scelta delle certificazioni qualità più adatte deve quindi essere valutata considerando il posizionamento dell’azienda, le richieste dei clienti target e gli obiettivi di sviluppo futuro. Un percorso di certificazione ben pianificato permette non solo di rispondere ai requisiti della GDO, ma anche di migliorare l’organizzazione interna, aumentare l’affidabilità percepita dal mercato e rafforzare la competitività dell’impresa.
Focus sulla UNI 11233: quando può fare la differenza
La UNI 11233 rappresenta una certificazione di particolare interesse per le aziende agricole e ortofrutticole che vogliono valorizzare il proprio approccio alla produzione integrata, alla sostenibilità e alla riduzione dell’utilizzo di input chimici. Pur non essendo generalmente considerata una certificazione obbligatoria per accedere alla GDO, come può avvenire invece con standard quali IFS Food o BRCGS Food Safety in determinati contesti, la UNI 11233 può rappresentare un elemento distintivo nei processi di qualifica dei fornitori e nelle valutazioni legate alla sostenibilità della filiera. Il suo valore dipende dal settore, dal mercato di riferimento e dalle richieste specifiche del cliente. In particolare, può assumere maggiore rilevanza per aziende ortofrutticole italiane che vogliono dimostrare un sistema strutturato di gestione della produzione agricola e comunicare un maggiore controllo sulle pratiche adottate lungo la filiera.
Cos’è la UNI 11233
La UNI 11233:2009 definisce i requisiti dei sistemi di produzione integrata nelle filiere agroalimentari vegetali. La norma promuove l’utilizzo di risorse naturali e di meccanismi di regolazione biologica con l’obiettivo di ridurre l’impiego di fitofarmaci e di altri mezzi tecnici ad alto impatto ambientale. La certificazione si applica ai vegetali destinati all’alimentazione umana o animale e prende in considerazione diversi aspetti della produzione, tra cui:
- scelta varietale e valutazione della vocazionalità pedoclimatica;
- gestione del suolo;
- rotazioni colturali;
- irrigazione e nutrizione delle colture;
- difesa integrata;
- raccolta e attività successive alla raccolta;
- tracciabilità dell’intera filiera.
Attraverso questi requisiti, la UNI 11233 consente alle aziende di dimostrare l’applicazione di un modello produttivo orientato alla qualità, alla sostenibilità e al controllo delle fasi agricole.

Quanto interessa realmente alla GDO?
Nel settore dell’ortofrutta fresca, la UNI 11233 può rappresentare un elemento di valore, ma generalmente non sostituisce gli standard maggiormente richiesti dalla grande distribuzione. Per la maggior parte dei buyer della GDO italiana ed europea, infatti, GlobalG.A.P. continua a rappresentare il principale riferimento per la qualifica dei produttori agricoli.
La UNI 11233 può tuttavia diventare un fattore distintivo quando il retailer attribuisce particolare importanza a temi come sostenibilità, produzione integrata, riduzione dei residui e valorizzazione delle filiere agricole italiane. Per cooperative agricole, organizzazioni di produttori (OP) e aziende associate, questa certificazione può inoltre rappresentare uno strumento utile per dimostrare una gestione strutturata della produzione e della tracciabilità lungo la filiera. La norma può essere valorizzata anche nel caso di prodotti trasformati di origine vegetale, grazie alla possibilità di documentare l’origine e la gestione della materia prima agricola certificata. Questo può risultare particolarmente interessante per produzioni come:
- conserve vegetali;
- succhi;
- passate;
- prodotti di IV gamma;
- vegetali surgelati.
UNI 11233 e GlobalG.A.P.
La UNI 11233 e GlobalG.A.P. perseguono obiettivi in parte sovrapponibili, come la promozione di pratiche agricole sostenibili, la tracciabilità e il controllo della produzione, ma presentano caratteristiche e livelli di diffusione differenti. GlobalG.A.P. è oggi lo standard maggiormente riconosciuto a livello internazionale e rappresenta spesso il requisito prioritario per le aziende agricole che lavorano con la GDO europea o con mercati esteri. La UNI 11233, invece, ha una diffusione più legata al contesto italiano e può rappresentare un elemento di valorizzazione per aziende che vogliono dimostrare un particolare impegno nella produzione integrata e nella sostenibilità agricola. In molti casi, la combinazione di GlobalG.A.P. e UNI 11233 può risultare particolarmente efficace: il primo standard consente di rispondere alle esigenze dei mercati internazionali, mentre il secondo permette di rafforzare il posizionamento dell’azienda sul tema della produzione integrata e della sostenibilità.
Tabella di confronto tra UNI 11233 e GlobalG.A.P.
| Aspetto | UNI 11233 | Global G.A.P. |
|---|---|---|
| Diffusione internazionale | Limitata | Molto elevata |
| Riconoscimento GDO europea | Medio | Molto alto |
| Focus produzione integrata | Molto forte | Forte |
| Tracciabilità filiera | Sì | Sì |
| Export | Limitato | Molto utile |
| Mercato italiano | Elevato | Elevato |
UNI 11233 e SQNPI
Negli ultimi anni anche lo SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata) ha acquisito maggiore rilevanza nel settore agricolo, grazie alla crescente attenzione della GDO verso produzioni più sostenibili e tracciabili. La UNI 11233 e lo SQNPI condividono diversi obiettivi, tra cui:
- riduzione dell’utilizzo di fitofarmaci;
- promozione di pratiche agricole sostenibili;
- garanzia della tracciabilità;
- valorizzazione della produzione integrata certificata.
Lo SQNPI ha acquisito una maggiore visibilità istituzionale negli ultimi anni, mentre la UNI 11233 continua a rappresentare un riferimento tecnico consolidato per la gestione dei sistemi di produzione integrata. La scelta dello standard più adatto deve essere valutata considerando il mercato di riferimento, le richieste dei clienti, il tipo di coltura e gli obiettivi commerciali dell’azienda. In molti casi, la certificazione più efficace non è una singola soluzione, ma un percorso integrato capace di rispondere alle diverse esigenze della filiera.
Aggiorna la formazione HACCP del tuo personale
Assicura al tuo personale la formazione HACCP obbligatoria per la manipolazione degli alimenti, in conformità alla normativa vigente.
Come scegliere le certificazioni più adatte alla tua azienda
La scelta delle certificazioni alimentari più adatte alla propria azienda richiede un’analisi attenta del settore di appartenenza, dei prodotti commercializzati, dei mercati di riferimento e dei requisiti richiesti dai clienti. Non tutte le certificazioni hanno infatti lo stesso valore per ogni impresa: uno standard efficace per un produttore alimentare potrebbe non essere altrettanto rilevante per un’azienda agricola, un produttore di packaging o un operatore logistico. Il primo elemento da valutare è il ruolo dell’azienda all’interno della filiera.
Un produttore di alimenti trasformati che vuole collaborare con la GDO dovrà probabilmente concentrarsi su standard riconosciuti per la sicurezza alimentare, come IFS Food o BRCGS Food Safety. Un’azienda agricola orientata alla distribuzione organizzata dovrà invece considerare certificazioni come GlobalG.A.P., eventualmente integrate con standard dedicati alla sostenibilità e alla produzione integrata. Anche il mercato di destinazione incide sulla scelta del percorso di certificazione. Un’azienda che opera esclusivamente sul mercato italiano potrebbe avere esigenze differenti rispetto a una realtà che vuole esportare o collaborare con retailer internazionali. Allo stesso modo, la produzione di prodotti a marchio del distributore (private label) richiede generalmente livelli di controllo e certificazioni più strutturati rispetto alla vendita di prodotti a proprio marchio.
È inoltre importante considerare che le certificazioni di qualità non rappresentano soltanto un requisito richiesto dai clienti, ma possono diventare uno strumento per migliorare l’organizzazione interna, rendere più efficienti i processi produttivi e aumentare la capacità dell’azienda di gestire eventuali criticità. Un percorso di certificazione efficace dovrebbe quindi partire da una valutazione iniziale dei requisiti richiesti dal mercato di riferimento, individuando gli standard realmente utili per raggiungere gli obiettivi commerciali dell’impresa. Investire nelle certificazioni corrette consente di evitare attività non necessarie e concentrare le risorse sugli strumenti che possono generare il maggiore valore per l’azienda.
Quali sono oggi le certificazioni più strategiche per entrare nella GDO?
In sintesi, le certificazioni che offrono oggi il maggiore vantaggio competitivo variano in base alla tipologia di fornitore:
- Per aziende di trasformazione alimentare e produttori private label: IFS Food e BRCGS Food Safety rappresentano generalmente gli standard più richiesti.
- Per produttori ortofrutticoli: GlobalG.A.P. è il riferimento principale, eventualmente affiancato da GRASP, SPRING, UNI 11233, SQNPI e certificazione biologica.
- Per aziende di packaging alimentare: BRCGS Packaging Materials e IFS PACsecure sono tra gli standard maggiormente riconosciuti.
- Per operatori logistici: IFS Logistics e BRC Storage and Distribution (GSSD) rappresentano i principali riferimenti del settore.
La certificazione più adatta non è quindi necessariamente quella più numerosa o complessa, ma quella coerente con il proprio settore, con le aspettative dei clienti e con il posizionamento che l’azienda vuole raggiungere sul mercato. Se vuoi valutare quali certificazioni GDO possono supportare la crescita della tua azienda, Just Consulting può aiutarti ad analizzare i requisiti applicabili al tuo settore e definire un percorso di certificazione efficace, dalla valutazione iniziale fino all’ottenimento dello standard scelto.